In Spagna si è verificato un caso insolito ma molto interessante in ambito giuridico. La Corte di Cassazione spagnola ha confermato che i proprietari di un cortile possono mantenere il cancello che delimita la loro proprietà, anche se ciò costringe i vicini a fermare il trattore, scendere e aprire il cancello manualmente ogni volta che devono passare. Secondo la Corte Suprema, questa manovra non ostacola l’accesso, ma rappresenta un inconveniente accettabile che i vicini devono sopportare in relazione al diritto del proprietario di chiudere la propria proprietà.
La giustizia, però, impone la rimozione immediata della telecamera e dell’allarme installati, ritenendo che questi dispositivi costituiscano un controllo dissuasorio del passaggio e una “inquietudine” che altera in modo illecito l’uso del diritto di passo esercitato “da tempo immemorabile”.
Come era installata la valla e quali dispositivi di sicurezza c’erano

Secondo la sentenza del 28 gennaio 2026, i proprietari del cortile avevano installato valli che costringevano i vicini a fermare i veicoli e ad aprirle manualmente per poter transitare.
In aggiunta, avevano montato un sistema di allarme e una telecamera di videosorveglianza che riprendeva in modo permanente la zona di passaggio. In almeno un’occasione è intervenuta la Guardia Civil dopo l’attivazione dell’allarme, identificando i vicini mentre esercitavano il loro diritto di passo e generando un clima di intimidazione e controllo che gli interessati hanno denunciato come una perturbazione intollerabile della loro possesso.
Le decisioni dei tribunali di primo e secondo grado
Sia il Tribunale di Primo Grado n. 1 di Torrelaguna sia l’Audiencia Provincial di Madrid avevano respinto la domanda dei vicini, ritenendo che non vi fosse un impedimento fisico all’accesso.
Il giudice di primo grado aveva stabilito che dover scendere dal trattore per aprire le valli costituiva una “mera molestia”. L’Audiencia aveva inoltre confermato che telecamera e allarme erano misure lecite di protezione della proprietà privata.
La valla come semplice molestia, ma telecamera e allarme come turbativa intimidatoria
Il Tribunale Supremo si discosta dalle decisioni precedenti solo in relazione alla vigilanza elettronica, che non può essere considerata una semplice molestia irrilevante.
La Corte fonda la propria decisione sull’articolo 446 del Codice Civile, che stabilisce che ogni possessore ha diritto a essere rispettato e, se viene inquietato, deve essere tutelato con i mezzi previsti dalle leggi processuali, in relazione con l’articolo 250.1.4º della Legge di Procedura Civile sulla tutela sommaria del possesso.
Perché la valla è considerata legittima
Il Supremo ritiene legittima l’installazione delle valli in base all’articolo 388 del Codice Civile, che attribuisce a ogni proprietario il potere di chiudere i propri fondi.
Si trattava di una valla bassa e priva di serratura, che poteva essere aperta liberamente. Non impediva il passaggio, ma comportava solo un disagio per i vicini costretti a scendere dal trattore per aprirla e transitare. Questo viene qualificato come mera molestia, che non arriva a configurare una perturbazione giuridicamente rilevante del diritto di passo.
Perché la videosorveglianza viene considerata una turbazione del possesso
Per quanto riguarda la vigilanza elettronica, applicando la dottrina sulla protezione dello statu quo e della pace sociale, il Supremo considera che si tratti di una “turbación” con entità sufficiente a meritare tutela giudiziaria.
La sorveglianza costante dei movimenti e l’effetto intimidatorio dell’allarme comportano un controllo dissuasorio che inquieta e altera l’esercizio del diritto di passaggio.
Esito finale: valla sì, telecamera e allarme no
In conclusione, ai proprietari è consentito mantenere la valla, anche se arreca fastidio ai vicini che devono fermare il trattore per aprirla e passare.
Tuttavia, dovranno rimuovere telecamera e allarme, ritenuti strumenti di controllo intimidatorio che perturbano in modo illecito il possesso del passaggio.







